Dice Zeus News che “c’è un motivo se in Italia il numero degli hot spot WiFi è inferiore del 70% rispetto alla media europea: il cosiddetto decreto Pisanu”.
E Alessandro Giglioli scrive che dal 6 ottobre “in teoria, almeno alla Camera, c’è una maggioranza favorevole ad abolire l’articolo 7 del decreto Pisanu, quello che costringe i gestori di locali pubblici a chiedere un documento d’identità ai clienti che vogliono usare la loro Rete senza fili (e poi a conservare tutta la vita i faldoni cartacei con tutte le ‘attività di navigazione’ dei clienti stessi). E’ stata infatti presentata a Montecitorio la prima proposta di legge (quasi) bipartisan per far fuori uno dei pezzi più oscurantisti della nostra legislazione su Internet, che ha avuto l’effetto di bloccare lo sviluppo del WiFi in Italia”.
Limitandoci a guardare l’ambito professionale, la mancanza di accesso gratuito e senza fili a Internet è senz’altro uno dei motivi che complicano la vita a chiunque abbia bisogno di Internet per lavorare ma per mille ragioni non lavora sempre e soltanto nello stesso ufficio. Però, riconosciamolo, abolire quel decreto non basterà a far spuntare hot spot Wifi a tutti gli angoli, mettendo chi ne ha davvero bisogno in condizioni di lavorare ovunque. L’alfabetizzazione digitale e l’interesse per Internet in Italia sono ancora talmente bassi rispetto agli altri paesi industrializzati che tante persone che hanno accesso a Internet da casa non lo usano mai per evitare code in banca o per altri servizi e per molti utenti italiani Internet equivale a Facebook e finisce dentro di esso.
Anche la maturità digitale di molti gestori di esercizi pubblici italiani è tale che probabilmente vedrebbero il WiFi solo come una seccatura: “perché trattenere la gente nel bar dopo che ha preso e pagato il caffè più in fretta possibile? Non è meglio che si levino subito di torno, facendo posto ad altri che aspettano di consumare e pagarmi?”.
Questo tema, discusso proprio in questi giorni su una mailing list specializzata, non è da sottovalutare. Per fare effettivamente dell’accesso a Internet uno strumento di sviluppo sociale, culturale e anche economico di massa, su larga scala, non basta certo abolire norme effettivamente prive di senso come il decreto Pisanu. Ci vuole soprattutto tanta educazione, sul lavoro, a scuola e in qualsiasi altro posto.
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