Se è vero siamo tutti ricchi… o tutti idioti

Ecco perché c'è la crisi

Ho ricevuto un’email con un oggetto a dir poco accattivante.

C’è crisi si sa… ormai anche chi non s’intende di alta finanza, o di economia, sa bene come farla con i pochi spiccioli che restano a fine mese. Allora se arriva un’email con un oggetto del genere la apri al volo senza pensarci su 2 volte: “Se è vero siamo tutti ricchi!

Cominci a leggere e ti accorgi che è l’amica di un avvocato che ti scrive… e dice “AOL e Intel manterranno le loro promesse per paura di essere trascinate in tribunale e dover far fronte a una causa di milioni e milioni di dollari”. Ricordatevi bene: milioni e milioni di dollari.

Questa cretina, l’amica dell’avvocato, mi dice che Bill Gates vuole condividere la sua fortuna e pagherà, per ogni email che invierò la somma di 245 euro… per ognuna di questa email che invierò, 245 euro. Ma non è finita qui; i destinatari della mia email, che a loro volta invieranno la mia email, mi faranno guadagnare altri 243 euro e i destinatari dei destinatari della mia email, per ogni email che invieranno, mi faranno guadagnare ancora altri 241 euro.

Benissimo. Abbiamo allora 3 livelli di guadagno:

  1. Io invio 10 email e guadagno 2450 euro – Livello A;
  2. I miei 10 destinatari inviano ognuno 10 email ad altrettanti destinatari facendomi guadagnare 10*10*243=24300 che sommati ai primi 2450 fanno esattamente 26750 euro ma siamo ancora al livello B;
  3. Ognuno dei 100 destinatari dei 10 che hanno inviato la mail che io ho inviato loro, invierà la mail ad altrettanti destinatari, quindi la mia email arriverà ancora ad altre 1000 persone che mi faranno guadagnare ancora 241000 che sommati ai 26750 di prima, fanno in totale 267750 euro… livello C.

Benissimo. Ho appena presentato domanda di dimissioni a lavoro. Il mio nuovo lavoro sarà: il coglione!

Certo, perché solo un coglione invia questa email a 10 persone soltanto. Ho perso l’occasione della mia vita. Potevo inviarla a 100 persone, aggiungendo uno zero all’importo finale. Ma si… la rimando. Risultato: incasso 245.000€ dal mio invio.

Ognuno dei 100 a cui l’ho inviata io, la invierà a sua volta ad altri 100. 100 persone che mandano 100 email, fanno 10000 destinatari.

Fantastico! Ognuno di questi mi farà guadagnare altri 243 euro. Scusate la pausa. Sono svenuto ma voi che leggete non ve ne siete accorti. 243€*10000 = 2.430.000€ che sommati ai 245.000€ del mio livello A, fanno esattamente 2.675.000€. per la miseria… ma non è mica finita? Ognuno dei 10000 che ha ricevuto l’email che io ho inviato ai miei 100 destinatari, sicuramente la invierà ad altri 100 destinatari quindi: 10000 persone che inviano 100 email ognuno fanno 1000000 di email.

Scusate sono stato una settimana in ospedale. Il cuore non ha retto ma voi che leggete non ve ne siete accorti. Ero rimasto al 1000000 di email che mi varrà altri 241 euro ognuna per un importo totale di 241.000.000€ che sommati ai precedenti 2.675.000€ fanno 243.675.000€.

Mi compro la Fininvest ed esilio Berlusconi così salvo anche l’Italia.

Ma siccome io non sono egoista, mi preme conoscere anche quante altre persone diventeranno ricche insieme a me. Allora faccio un po’ di conti pensando alle 100 persone a cui ho inviato la mia email. Se anche loro l’hanno inviata ognuno a 100 persone, Microsoft avrà pagato anche loro perché in effetti, i miei 100 destinatari sono il livello B della mia scala gerarchica ma sono ognuno il livello A della propria, per cui se io guadagnerò alla fine 243.675.000€, altri 100 come me li guadagneranno a loro volta, quindi fanno in totale 24.367.500.000 €.

Ma la mia scala gerarchica si ferma al livello C e non al livello B. Il mio livello C contiene, abbiamo detto prima, 10000 coglioni come me, ognuno dei quali ha guadagnato da questa email 243.675.000€. quindi: 243.675.000€*10000 = 2.436.750.000.000€.

Ma anche il mio livello B è a sua volta livello A della propria scala gerarchica e quindi hanno anche loro un livello C e anche per loro ma Microsoft avrà pagato 2.436.750.000.000€*100 e cioè 243.675.000.000.000€.

Duecentoquarantatremilaseicentosettantacinquemiliardi di euro.

Evitiamo di continuare a moltiplicare per 100 la somma che ne viene fuori.

Basta tutto questo per far capire a chi ha inviato la maledetta email che è un coglione?

Una delle tante email che è arrivata a me, inviata da uno che si firmava Ing. Pinco Pallino, povere braccia rubate all’agricoltura, conteneva 2429 email nel corpo del messaggio, oltre al testo sopra citato e 460 destinatari. Solo nel caso di questo idiota ingegnere, sono transitati in rete 2429 + 460 + l’indirizzo email del mittente, la bellezza di 2890 indirizzi email. Ecco il vero scopo di queste fantomatiche fortune, destinate a chi non ha voglia di lavorare o, peggio ancora, a chi non è abituato a sfruttare il proprio cervello per pensare.

Bastava leggere e capire che sarebbe più facile vedere un asino che vola che guadagnare tutti quei soldi in quel modo. Non c’è al mondo abbastanza denaro per poter soddisfare le stupidaggini scritte in quella email.

La coincidenza strana è che dopo aver ricevuto la maledetta email, ho iniziato a ricevere email pubblicitarie di prodotti a cui non mi ero mai interessato.

Esistono software in rete studiati proprio per questo: “rubare” letteralmente indirizzi email per poi rivenderli ad aziende pubblicitarie.

Per chi comunque è convinto che provare a sbagliare sia meglio di non provare affatto, la nozione che segue potrebbe risultare molto utile.

Quando si vuole inviare una email a più destinatari, esiste il campo BCC (Blind Carbon Copy) o CCN (Copia Carbone Nascosta), un po’ a ricordare la vecchia carta copiativa.

Detto campo, (Bcc o Ccn), permette di inserire tutti gli indirizzi che vogliamo senza che nessun destinatario conosca l’indirizzo email degli altri destinatari della nostra email. Questo avviene solo nel campo Bcc/Ccn. Cancellate tutti gli indirizzi email presenti nel corpo del messaggio se non è strettamente legato al tipo di informazione che si sta trasmettendo via email.

Utilizzatelo e preserverete la vostra e la privacy altrui.

Grazie per la prossima email che non invierete.

Vinta la prima Class Action italiana sui diritti digitali

L’associazione Agorà Digitale e i Radicali Italiani hanno avviato, nell’estate 2009, la prima class action italiana per i diritti digitali, contestando alla Regione Basilicata la violazione degli obblighi normativi in materia di Posta Elettronica Certificata (PEC).

La sentenza del 23 settembre 2011, accogliendo il ricorso di Agorà Digitale, assume carattere storico sotto diversi profili:

  • è la prima class action (vinta) in Italia in difesa dei diritti digitali (in particolare, del diritto all’uso delle tecnologie nelle comunicazioni con la PA);
  • in secondo luogo, con questa sentenza il TAR apre un nuovo corso nel rapporto tra i cittadini e la Pubblica Amministrazione. La pronuncia del collegio lucano, infatti, riconosce il diritto degli amministrati a pretendere che tutti gli uffici pubblici rispettino gli obblighi in materia di digitalizzazione contenuti nel Codice dell’Amministrazione Digitale (D. Lgs. n. 82/2005).


La Posta Elettronica Certificata è uno strumento che permette di dare ad un messaggio di posta elettronica lo stesso valore legale di una raccomandata con avviso di ricevimento,dialogando con la pubblica amministrazione in maniera rapida e con costi inferiori agli strumenti tradizionali. Oggi, invece, chiunque voglia rivolgersi agli uffici di molte regioni e ministeri deve ancora pagare una tassa aggiuntiva, quella delle raccomandate cartacee.

Cosa prevedono le norme in materia di PEC?

Secondo l’art. 54 comma 2-ter del Codice dell’Amministrazione Digitale: Le amministrazioni pubbliche pubblicano nei propri siti un indirizzo istituzionale di posta elettronica certificata a cui il cittadino possa rivolgersi per qualsiasi richiesta ai sensi del presente codice. Le amministrazioni devono altresì assicurare un servizio che renda noti al pubblico i tempi di risposta.

Tali norme sono ribadite, come richiamato anche dalla sentenza, nelle Linee guida per i siti web della PA, dove si afferma che l’elenco delle caselle di posta elettronica certificata deve essere costantemente disponibile all’interno della testata e collocato in posizione privilegiata in modo da essere visibile nella home page del sito, per facilitare il cittadino nella ricerca dei recapiti telematici degli uffici, in modo da evitare di doversi recare allo sportello.

La sentenza

Il TAR ha quindi accolto il ricorso di Associazione Agorà Digitale ritenendo inadempiente la Regione Basilicata perché ha violato i diritti digitali dei cittadini non predisponendo gli strumenti necessari, e non dandone la visibilità opportuna sul proprio sito web, per l’utilizzo della Posta Elettronica Certificata. La sentenza completa si puo’ scaricare all’indirizzo:
http://www.agoradigitale.org/sites/default/files/TAR%20Basilicata%20-%20PEC_0.doc

Aprire una supercasella di posta elettronica: Gmail

Se non avete troppo tempo da perdere nel controllare la posta e volete un servizio sicuro ed affidabile, tra le tante caselle di posta elettronica gratuita che si possono configurare in internet, Gmail rimane a tutt’oggi la migliore.Gmail è una casella pensata e costruita attorno alle esigenze di un utente medio che però soddisfa anche gli utenti piu avanzati.

Marco Costanzo

Pregi
la possibilità di inviare e ricevere allegati fino a 25 MB;
lo spazio di archiviazione a disposizione;
la disposizione delle mail “a discussione”;
l’assenza di popup e la limitata invadenza dei pochi messaggi pubblicitari solo testuali (che compaiono in una colonna sulla destra dei messaggi);
il limitato uso di immagini (peraltro assenti nei messaggi pubblicitari) rende l’interfaccia più leggera da caricare;
la possibilità di cambiare il tema predefinito e impostare quest’ultimo sulla propria città o cittadina.
Difetti
Ancora non è disponibile la funzione di “ricevuta di ritorno” o “notifica” (Maggio 2011)
Mancanza di una strutturazione gerarchica dei label (disponibile solo tramite attivazione via Labs)
Mancanza di una rubrica condivisa in Google Apps per il proprio dominio

Per procedere all’apertura segui questo link

https://www.google.com/accounts/NewAccount

L'INPS snobba la Posta Elettronica Certificata (bene) ma anche Internet (male!)

La cosiddetta PEC (Posta Elettronica Certificata) continua a non convincere. Guido Scorza riferisce che nemmeno l’INPS la richiede:

“l’INPS nei giorni scorsi ha chiesto agli avvocati milanesi – e quindi a soggetti certamente dotati di PEC – di presentare una domanda, peraltro entro una data determinata, utilizzando direttamente – come è giusto che sia – il proprio sito istituzionale e si è ben guardato dal chiedere loro di usare la PEC…

Aggiungendo al danno specifico (quello per chi si è dato da fare per avere la PEC magari proprio per comunicare con l’INPS e simili enti) una beffa molto più generale e francamente ben più grave per chiunque spera che le Pubbliche Amministrazioni abbiano capito cos’è Internet. Riferisce Scorza che nella stessa comunicazione dell’INPS si legge:

“Le Informazioni relative alla presente procedura potranno essere richieste alla Direzione regionale INPS per la Lombardia, dalle ore 9.00 alle ore 12.30 utilizzando i recapiti telefonici e fax sotto indicati…”.

Ulteriori dettagli sulla snobbatura della PEC da parte dell’INPS si trovano nel post di Guido Scorza che invitiamo tutti a leggere. Qui vogliamo soprattutto invitare i lettori ad apprezzare la seconda parte del problema, quella più grave. A snobbare la PEC in questo caso l’INPS fa bene, perché è molto più efficiente far inserire direttamente agli interessati (gli avvocati in questo caso) tutti i dati nel database dell’INPS attraverso un modulo Web che farseli spedire per posta elettronica di qualsiasi tipo e poi reinserirli a mano.

Ma per quale ragione al mondo si dovrebbe telefonare per o inviare un fax per avere informazioni su una procedura? Perchè non caricarle direttamente sul sito INPS, magari proteggendole con password, risparmiando sia il tempo degli avvocati che quello che sprecheranno gli stessi impiegati INPS che risponderanno a quelle telefonate o fax? Le ragioni più probabili, guardando da fuori, sembrano due: o non gli è venuto affatto in mente perchè non gli è proprio chiaro a cosa servono i computer e Internet, oppure non esiste una procedura ben definita. Qual è la più grave?

Chi ha bisogno della Posta Elettronica Certificata?

La Posta Elettronica Certificata (PEC), di cui ci siamo già occupati su CorsoInternet, continua a perdere popolarità e generare dubbi sempre più forti sulla sua reale necessità, almeno nella forma attuale, nonchè sui costi per il contribuente. Secondo Guido Scorza, avvocato ed esperto di nuove tecnologie:

  • è chiaro a tutti che quell’idea è stata, come era facilmente  prevedibile, un clamoroso FLOP
  • solo 133.758 Italiani su più di 50 milioni l’hanno già attivata, ma soprattutto…
  • è un altro monopolio da milioni di Euro concesso a Poste Italiane e Telecom Italia

per saperne di più, leggi la spiegazione completa di Guido Scorza sul perchè la Posta Elettronica Certificata è un fiasco.

Giudici di pace online, ma solo a metà

Sul sito del Ministero di Grazia e Giustizia, il ministro Angelino Alfano annuncia: “Basta code agli sportelli, tempi lunghi e difficoltà di accesso al servizio giustizia. Le possibilità di ricorrere online al giudice di pace raddoppiano: dopo l’opposizione alle sanzioni amministrative, da oggi il cittadino può proporre ricorsi via internet anche contro i decreti ingiuntivi

Peccato però che su Internet “si compila solo il modulo via internet ma poi si deve andare di persona dal giudice di pace oppure fare la coda all’ufficio postale per spedire raccomandata con ricevuta di ritorno”.

Per saperne di più sui servizi online effettivamente disponibili dei Giudici di Pace e su questo ulteriore caso che, dopo le perplessità sulla PEC segnalate la settimana scorsa farebbe pensare, almeno nell’immediato futuro, alla “assoluta inutilità della PEC di Stato”, leggete l’articolo su Giudici di Pace online, Alfano e Brunetta.

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