Vinta la prima Class Action italiana sui diritti digitali

L’associazione Agorà Digitale e i Radicali Italiani hanno avviato, nell’estate 2009, la prima class action italiana per i diritti digitali, contestando alla Regione Basilicata la violazione degli obblighi normativi in materia di Posta Elettronica Certificata (PEC).

La sentenza del 23 settembre 2011, accogliendo il ricorso di Agorà Digitale, assume carattere storico sotto diversi profili:

  • è la prima class action (vinta) in Italia in difesa dei diritti digitali (in particolare, del diritto all’uso delle tecnologie nelle comunicazioni con la PA);
  • in secondo luogo, con questa sentenza il TAR apre un nuovo corso nel rapporto tra i cittadini e la Pubblica Amministrazione. La pronuncia del collegio lucano, infatti, riconosce il diritto degli amministrati a pretendere che tutti gli uffici pubblici rispettino gli obblighi in materia di digitalizzazione contenuti nel Codice dell’Amministrazione Digitale (D. Lgs. n. 82/2005).


La Posta Elettronica Certificata è uno strumento che permette di dare ad un messaggio di posta elettronica lo stesso valore legale di una raccomandata con avviso di ricevimento,dialogando con la pubblica amministrazione in maniera rapida e con costi inferiori agli strumenti tradizionali. Oggi, invece, chiunque voglia rivolgersi agli uffici di molte regioni e ministeri deve ancora pagare una tassa aggiuntiva, quella delle raccomandate cartacee.

Cosa prevedono le norme in materia di PEC?

Secondo l’art. 54 comma 2-ter del Codice dell’Amministrazione Digitale: Le amministrazioni pubbliche pubblicano nei propri siti un indirizzo istituzionale di posta elettronica certificata a cui il cittadino possa rivolgersi per qualsiasi richiesta ai sensi del presente codice. Le amministrazioni devono altresì assicurare un servizio che renda noti al pubblico i tempi di risposta.

Tali norme sono ribadite, come richiamato anche dalla sentenza, nelle Linee guida per i siti web della PA, dove si afferma che l’elenco delle caselle di posta elettronica certificata deve essere costantemente disponibile all’interno della testata e collocato in posizione privilegiata in modo da essere visibile nella home page del sito, per facilitare il cittadino nella ricerca dei recapiti telematici degli uffici, in modo da evitare di doversi recare allo sportello.

La sentenza

Il TAR ha quindi accolto il ricorso di Associazione Agorà Digitale ritenendo inadempiente la Regione Basilicata perché ha violato i diritti digitali dei cittadini non predisponendo gli strumenti necessari, e non dandone la visibilità opportuna sul proprio sito web, per l’utilizzo della Posta Elettronica Certificata. La sentenza completa si puo’ scaricare all’indirizzo:
http://www.agoradigitale.org/sites/default/files/TAR%20Basilicata%20-%20PEC_0.doc

L'INPS snobba la Posta Elettronica Certificata (bene) ma anche Internet (male!)

La cosiddetta PEC (Posta Elettronica Certificata) continua a non convincere. Guido Scorza riferisce che nemmeno l’INPS la richiede:

“l’INPS nei giorni scorsi ha chiesto agli avvocati milanesi – e quindi a soggetti certamente dotati di PEC – di presentare una domanda, peraltro entro una data determinata, utilizzando direttamente – come è giusto che sia – il proprio sito istituzionale e si è ben guardato dal chiedere loro di usare la PEC…

Aggiungendo al danno specifico (quello per chi si è dato da fare per avere la PEC magari proprio per comunicare con l’INPS e simili enti) una beffa molto più generale e francamente ben più grave per chiunque spera che le Pubbliche Amministrazioni abbiano capito cos’è Internet. Riferisce Scorza che nella stessa comunicazione dell’INPS si legge:

“Le Informazioni relative alla presente procedura potranno essere richieste alla Direzione regionale INPS per la Lombardia, dalle ore 9.00 alle ore 12.30 utilizzando i recapiti telefonici e fax sotto indicati…”.

Ulteriori dettagli sulla snobbatura della PEC da parte dell’INPS si trovano nel post di Guido Scorza che invitiamo tutti a leggere. Qui vogliamo soprattutto invitare i lettori ad apprezzare la seconda parte del problema, quella più grave. A snobbare la PEC in questo caso l’INPS fa bene, perché è molto più efficiente far inserire direttamente agli interessati (gli avvocati in questo caso) tutti i dati nel database dell’INPS attraverso un modulo Web che farseli spedire per posta elettronica di qualsiasi tipo e poi reinserirli a mano.

Ma per quale ragione al mondo si dovrebbe telefonare per o inviare un fax per avere informazioni su una procedura? Perchè non caricarle direttamente sul sito INPS, magari proteggendole con password, risparmiando sia il tempo degli avvocati che quello che sprecheranno gli stessi impiegati INPS che risponderanno a quelle telefonate o fax? Le ragioni più probabili, guardando da fuori, sembrano due: o non gli è venuto affatto in mente perchè non gli è proprio chiaro a cosa servono i computer e Internet, oppure non esiste una procedura ben definita. Qual è la più grave?

La Posta Elettronica Certificata va in tribunale?

Continuano le disavventure della Posta Elettronica Certificata (PEC) per i rapporti con le Pubbliche Amministrazioni, ma stavolta in un senso favorevole, almeno nelle intenzioni, ai cittadini: i Radicali Italiani e Agorà Digitale hanno infatti avviato la procedura per una Class Action contro Ministero dell’Economia e delle Finanze, Regione Campania, Regione Basilicata e Comune di Roma perché non hanno ancora pubblicato sui propri siti i rispettivi indirizzi PEC, permettendo ai cittadini di comunicare con loro tramite questo canale.

Ulteriori dettagli sulla procedura sono su Agorà Digitale.

Chi ha bisogno della Posta Elettronica Certificata?

La Posta Elettronica Certificata (PEC), di cui ci siamo già occupati su CorsoInternet, continua a perdere popolarità e generare dubbi sempre più forti sulla sua reale necessità, almeno nella forma attuale, nonchè sui costi per il contribuente. Secondo Guido Scorza, avvocato ed esperto di nuove tecnologie:

  • è chiaro a tutti che quell’idea è stata, come era facilmente  prevedibile, un clamoroso FLOP
  • solo 133.758 Italiani su più di 50 milioni l’hanno già attivata, ma soprattutto…
  • è un altro monopolio da milioni di Euro concesso a Poste Italiane e Telecom Italia

per saperne di più, leggi la spiegazione completa di Guido Scorza sul perchè la Posta Elettronica Certificata è un fiasco.

Computer dismessi dal Fisco a disposizione di enti non profit

Quasi 900 personal computer e 250 stampanti delle direzioni regionali delle entrate di Calabria e Toscana, più altri dalla Liguria, sono a disposizione di scuole, enti pubblici e organizzazioni non profit che ne faranno richiesta. Le domande devono essere inviate esclusivamente via Posta Elettronica Certificata (finalmente un caso in cui la PEC è utilizzabile…) seguendo la procedura spiegata sull’apposita pagina di Fisco Oggi.

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